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sabato 30 settembre 2017

ZamlapArsArt: VENEZIA RIALTO Mercato del pesce ( 29/9/2017 )...

ZamlapArsArt: VENEZIA RIALTO Mercato del pesce ( 29/9/2017 )



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: VENEZIA RIALTO Mercato del pesce ( 29/9/2017 )

VENEZIA RIALTO

Mercato del pesce ( 29/9/2017 )











ZamlapArsArt: Visioni apocalittiche  di un uomo qualunque   ( 1...

ZamlapArsArt: Visioni apocalittiche  di un uomo qualunque  
( 1...
: Visioni apocalittiche   di un uomo qualunque    ( 17-18.6.2017) I formichieri scuotono il gran formicaio africano Con lingue di...

Visioni apocalittiche  di un uomo qualunque  

( 17-18.6.2017)

I formichieri scuotono il gran formicaio africano

Con lingue di fiamme

Carestia e grande sete

Fanno il deserto

E predano ricchezze

Il mare ribolle della Bestia

Vomita le formiche ancora vive

Su barconi e scialuppe

Affrontano il mare

Sulle ondose labbra azzurre dell’abisso

Per i pescatori di formiche

Al servizio della Bestia scimmia di Dio

Il Mediterraneo è un’enorme tonnara

Dal cielo bianco

Indifferente sipario al bene e al male

I formichieri gialli

I formichieri neri con la mezzaluna

I formichieri a stelle e strisce

Devastano col ferro e col fuoco

Sventolano bandiere nere

Con la mezzaluna bianca

La morte banchetta

Con teste rotolate e carni straziate

Il formicaio africano

La Bestia ribolle nel mare

E spinge le nere formiche

Nell’alveare Europa

Dove le città si chiamano Sodoma e Gomorra

Porta le formiche al trinacrio piede italico

Dalla gamba stivale le formiche

Si disperdono nel barattolo di marmellata italiana

Insieme a serpenti e piccoli draghi

Con le fiamme esplosive nascoste nelle menti

I pescatori di formiche

Allestiscono accoglienza  alla lontana

Per il popolo del formicaio devastato

Un grande business

Meglio della cocaina e di qualsiasi traffico

Sulla pelle umana

Le formiche valgono oro

Ognuna prende un pulviscolo d’oro

Sono migliaia e migliaia e migliaia sono i granelli d’oro

Che le formiche portano nelle bocche della Bestia

Dalle cento pance

Ogni pancia si riempie di granelli d’oro

 il vitello d’oro viene macellato

per farne granelli d’oro

ed il popolo piange e si dispera

ridotto a prostituta della bontà

malvagità e stupidità vanno a braccetto nei cortei

il popolo non ha più il suo idolo

il vitello d’oro è polverizzato in granelli d’oro

ogni formica ne prende uno

e lo porta nelle bocche della Bestia

le pance della Bestia digeriscono l’oro

 e questa lo espelle come sterco del diavolo

la terra è ridotta ad una cloaca

 uomini e formiche lottano

si azzuffano con le serpi velenose

si ammazzano

si mordono e si graffiano

per contendersi un pezzo di sterco

e la Bestia li divora

e li rigurgita

li sputa nelle fetide città

ridotte a cloache

 divampano i fuochi dei rifiuti

umani e materiali da inceneritore

girano lupi travestiti da agnello

a raccogliere formiche, umani e serpi

in un grande gomitolo

per il grande mercato dei servi della Bestia

ognuno viene marchiato con un microchip

nell’incavo della mano tra il pollice e l’indice

senza non ha accesso alla sua porzione

di sterco quotidiano prodotto dalla Bestia

e viene lasciato a nutrirsi dei rifiuti carbonizzati

 i lupi-agnello capi e padroni dei servi della Bestia

rimestano il fumante sterco caldo

prodotto dalla Bestia che reclama sempre più oro

e formiche ed umani devono scavare le viscere della terra

e le profondità del mare e le altitudini delle montagne

ed estrarre oro dalle loro stesse carni

i loro corpi sono nere miniere scavate dalla fatica incessante

e la Bestia inghiotte oro e restituisce sterco

ai suoi servi stupidi quanto malvagi

ed uomini mangiano formiche

e formiche mangiano uomini

i formichieri mangiano uomini e formiche

tutti sono divorati dalla Bestia dalle cento pance

tutto diventa sterco

 la terra ne è ricoperta

fino a riempire il mare

fino alle cime delle montagne più alte

nell’universo spande i suoi velenosi miasmi

ad ammorbare il firmamento fino alle stelle

fino a quando vengono giù anche quelle ed il sole

a bruciare nel fuoco purificatore

il formicaio brulicante nello sterco della Bestia.

Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017

giovedì 28 settembre 2017

ZamlapArsArt: Una nana scolpita nel burro(18.06.2017)Stanotte h...

ZamlapArsArt: Una nana scolpita nel burro(18.06.2017)
Stanotte h...
: Una nana scolpita nel burro (18.06.2017) Stanotte ho sognato Una donna nuda dal corpo di nana Scolpita nel b...

Una nana scolpita nel burro

(18.06.2017)

Stanotte ho sognato
Una donna nuda dal corpo di nana
Scolpita nel burro
 dal seno piatto
 braccia corte e storte
con piccole mani e dita piccole
le unghie dipinte con smalto rosa
gambe corte e storte
piedi piccoli con piccole dita
dipinte di smalto rosa
la testa quadrata  da nana
capigliatura nera tagliata corta
fattezze da nana
ma alta come una donna normale
mi trovavo con lei  in una stanza buia
un tugurio umido ed oscuro
con l’ingresso in un vicolo scavato
in un muschio folto e antico
di dimore patrizie
sbriciolate dai secoli 
nel tugurio c’era un letto basso
coperto da un materasso bianco
da una piccola finestra posta in alto
come in una cella
veniva una fioca luce lattiginosa
il pavimento era di terra battuta
era la casa della morte
io e la donna nana
ci sediamo sul letto
con le dita esploro il suo sesso
ha piccole labbra
umide
come petali di orchidea
come quelle di una bambina
è una prostituta
resta indifferente alla mia carezza
il nostro rapporto non va oltre
esco dal sogno
come un fantasma fatto di aria
ritorno dentro il mio corpo
mi sveglio nel mio letto
quel tugurio era la mia miseria
la tomba della mia morte oscura
la nana scolpita nel burro
la mia vita
con braccia troppo piccole
per fare quello che voglio
con gambe troppo corte
per andare dove voglio.
Il sogno mi lascia un senso di tristezza
In questa bella domenica  di sole
È l’ultima di primavera
dopodomani inizia l’estate
il diavolo sorride al sentire domani
egli è il padrone dell’oggi
ed ogni giorno dobbiamo farlo nostro
e non lasciarlo a lui
ho visto la mia morte
ho visto la mia vita
come è oggi nelle mani del diavolo
una nana scolpita nel burro
debbo rimetterla nelle mani di Dio
oggi è la Festa del Corpus Domini
debbo unirmi al Corpo di Dio
essere una cellula del Suo Corpo
trasformare il mio corpo di burro
in carne del Suo Corpo
per accedere alla dimora di luce,
in Paradiso.
Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017

ZamlapArsArt: ECLYPSE"Eclypse" - Salvatore Iervolino 1998 ©

ZamlapArsArt: ECLYPSE"Eclypse" - Salvatore Iervolino 1998 ©: ECLYPSE "Eclypse" - Salvatore Iervolino 1998 ©

ECLYPSE

"Eclypse" - Salvatore Iervolino 1998 ©

ZamlapArsArt: ZAM-CARAVAGGIO-FOTO "La maschera ride al mondo e s...

ZamlapArsArt: ZAM-CARAVAGGIO-FOTO "La maschera ride al mondo e s...: ZAM-CARAVAGGIO-FOTO  "La maschera ride al mondo e se ne ride della burocrazia" Foto con Nikon - Salvatore Iervolino 2006  © ...

ZAM-CARAVAGGIO-FOTO 

"La maschera ride al mondo e se ne ride della burocrazia" Foto con Nikon - Salvatore Iervolino 2006  ©

"Il pesce rosso ignora il Sommo Poeta e la lotta tra il potere temporale spirituale"  Foto con Nikon
 Salvatore Iervolino 2006 ©

"Ricordi e protezioni" - Foto con Nikon - Salvatore Iervolino 2006 ©

"Il mondo gira e si capovolge" - Foto Nikon - Salvatore Iervolino 2006 ©


mercoledì 27 settembre 2017

ZamlapArsArt: LA CASA DEL POETA ( 15-16 giugno 2017)Riprendoil...

ZamlapArsArt: LA CASA DEL POETA 
( 15-16 giugno 2017)
Riprendoil...
: LA CASA DEL POETA   ( 15-16 giugno 2017) Riprendo il mio cammino su una strada di nuvole conduce alla casa del poeta cost...

LA CASA DEL POETA 


( 15-16 giugno 2017)

Riprendo il mio cammino

su una strada di nuvole

conduce alla casa del poeta

costruita con i mattoni multicolori dell’arcobaleno

 rondini mi portano le parole per aprire i segreti

chiusi nel bacio di smeraldo

che la fortuna posa sulla mia fronte

 la mia mano si apre come un favo grondante di miele

a nutrire di dolci parole le nostre notti

mia regina dal corpo candido

luminoso come luna piena

il buio diventa il mio corpo che ti avvolge

 ti fai luce nelle mie mani

per danzare con i mutevoli umori

delle nostre schermaglie d’amore

fino a quando il sole ci sorprende

nella forma di un’isola

e le visioni infernali delle avversità

si dissolvono

come petali neri volati via nel vento

sono i gradini del dolore che portano all’inferno

crollano

abbiamo la scala dei nostri baci

sale sempre più in alto

nel cielo

 un altro giorno spalanca

la porta della casa del poeta

tutto parato a festa

luminoso di lietezza e propizio all’opera feconda

di raccontare la realtà nascosta

a qualsiasi altra mente umana

fino a conoscere l’inferno senza bruciarsi

senza mai perdere la strada

per ritornare intatto e salvo

come un angelo azzurro

alla casa del poeta

raccolgo i colori dell’arcobaleno

ne faccio un fascio di fiori

per vestire di profumo

il tuo corpo dalla pelle delicata

come le ali di una farfalla

a che servono i miei versi

se non per cantare la tua bellezza

come una luce di fulmine

brilla dietro le finestre

della casa del poeta

da lontano scorgo la tua attesa

faro al mio cammino tra le nuvole

apro la porta con la chiave dell’allegria

la mia luce si unisce alla tua luce
ci è compagna la felicità.
Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017

martedì 26 settembre 2017

ZamlapArsArt: ROMA GIUBILEO 2000 "Fraternità San Pio X"...

ZamlapArsArt: ROMA GIUBILEO 2000 "Fraternità San Pio X"








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: ROMA GIUBILEO 2000 "Fraternità San Pio X"

ROMA GIUBILEO 2000 "Fraternità San Pio X"
















ZamlapArsArt: IL FANGO DI CAINO(17 giugno 2017)Dentro di me ve...

ZamlapArsArt: IL FANGO DI CAINO
(17 giugno 2017)
Dentro di me ve...
: IL FANGO DI CAINO (17 giugno 2017) Dentro di me vedo Origini e ordini di cascate Velenose di fuliggine di amianto Vomiti ...

IL FANGO DI CAINO

(17 giugno 2017)

Dentro di me vedo

Origini e ordini di cascate

Velenose di fuliggine di amianto

Vomiti violetti di iene dal pelo ocra livido

musiche attorcigliate nelle tube dorate

Fracassate tra le mascelle dei suonatori

Nugoli di mosche metalliche

Sul campo di battaglia

cosparso di cadaveri e carogne di cavalli

tra grosse zolle di terra fangosa

intrisa del sangue fuoriuscito dai corpi lacerati

da spada e schegge di granata

le superbe uniformi nella loro bella eleganza marziale

ricoperte di galloni dorati ed alamari

sono ridotte a sporchi brandelli

vestono carne macellata

l’oro delle decorazioni

riflette un cielo plumbeo e grigio

fasci di un bianco livido

attraversano l’orizzonte

sono le anime che come bianca via lattea

a schiere salgono al siderale albergo dei morti

questa scena sorge come bolla di magma sulfurea

dalla mia memoria ancestrale

chiusa nelle cellule ereditate dai miei progenitori

qualcuno visse quella battaglia

le immagini si fissarono nella memoria dei suoi atomi

questi girano nel mio sangue e salgono alla mia mente

me le porto dietro dai tempi della creazione

oppure è il demone feroce delle guerre

che mi trasmette le sue visioni

è entrato in contatto con la mia mente

e mi trasporta in spirito sui campi di battaglia

e mi mostra l’orrore che si apre sentieri

nel cuore degli umani e li popola di terrore

costruisce dimore fatte di rospi e bocche di serpenti

sanguisughe e tele di ragni

dove li tiene prigionieri legati per sempre all’ieri

immoto nella paura congelata di ciò che non passa

lo stalliere infernale lascia liberi i cavalli dell’Apocalisse

la morte è il fantino del cavallo bianco

e dal cielo ha preso la luna per farne falce

dove credi di fuggire piccolo uomo

che scavi una trincea nella collina pietrosa del Carso

il vento porta i gas venefici

l’alito della morte è una fiaba sfilacciata

sussurrata al milite pronto all’assalto

sono i ricordi di mio nonno soldato della Grande Guerra

che adesso irrorano la mia mente

e i polmoni mi bruciano

 mi sento perduto

ma il vento cambia danza e la morte non mi bacia

sono salvo

 mi ritrovo circondato da soldati morti

la faccia contratta nella smorfia con i denti digrignati

il ventre gonfio ha lacerato le uniformi grigio-verde

scoppia

le viscere si spargono intorno

un fetore immondo usurpa la gola

ed incatena il respiro

sorge l’alba

e mi ritrovo a camminare nelle strade di Parigi

l’infermiera americana si è chinata sul mio letto

i suoi seni mi hanno sfiorato il viso

ho sentito di nuovo la vita e le ho chiesto una sigaretta

le sue seducenti cosce

mi rassicurano che sono ancora un uomo

e come Ulisse ritorno

e trovo in casa gli intrusi

speravano fossi morto o cieco o storpio e mutilato

apro i castelli dove allevo le furie

 libero le tigri della vendetta

stringono negli artigli e azzannano i miei nemici

sento i loro crani scricchiolare sotto le mandibole affilate

è un suono dolce che mi appaga

hanno kalashnikov al posto delle zanne

con caricatori da 33 colpi

pallottole blindate appuntite lunghe un dito

quando fischiano nell’aria

è un suono dolce che mi appaga

 parlo ai miei nemici

con la bocca del fucile

è il demone bellicoso

a rimestare il fango di Caino

depositato nel profondo inconscio

ereditato dai progenitori
 lo trasforma in dinamite  e acciaio
per nutrire la mia vendetta
e le furie sputano piombo fuso
negli occhi degli invidiosi
legano con catene roventi quei cialtroni maledetti
li strascinano nella pentola di pece bollente
e se ne cibano
questa visione placa Caino
in me risvegliato
si riaddormenta nel profondo fango
dell’inconscio ancestrale
questa notte mi lascia dormire.

Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017