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martedì 26 settembre 2017


IL FANGO DI CAINO

(17 giugno 2017)

Dentro di me vedo

Origini e ordini di cascate

Velenose di fuliggine di amianto

Vomiti violetti di iene dal pelo ocra livido

musiche attorcigliate nelle tube dorate

Fracassate tra le mascelle dei suonatori

Nugoli di mosche metalliche

Sul campo di battaglia

cosparso di cadaveri e carogne di cavalli

tra grosse zolle di terra fangosa

intrisa del sangue fuoriuscito dai corpi lacerati

da spada e schegge di granata

le superbe uniformi nella loro bella eleganza marziale

ricoperte di galloni dorati ed alamari

sono ridotte a sporchi brandelli

vestono carne macellata

l’oro delle decorazioni

riflette un cielo plumbeo e grigio

fasci di un bianco livido

attraversano l’orizzonte

sono le anime che come bianca via lattea

a schiere salgono al siderale albergo dei morti

questa scena sorge come bolla di magma sulfurea

dalla mia memoria ancestrale

chiusa nelle cellule ereditate dai miei progenitori

qualcuno visse quella battaglia

le immagini si fissarono nella memoria dei suoi atomi

questi girano nel mio sangue e salgono alla mia mente

me le porto dietro dai tempi della creazione

oppure è il demone feroce delle guerre

che mi trasmette le sue visioni

è entrato in contatto con la mia mente

e mi trasporta in spirito sui campi di battaglia

e mi mostra l’orrore che si apre sentieri

nel cuore degli umani e li popola di terrore

costruisce dimore fatte di rospi e bocche di serpenti

sanguisughe e tele di ragni

dove li tiene prigionieri legati per sempre all’ieri

immoto nella paura congelata di ciò che non passa

lo stalliere infernale lascia liberi i cavalli dell’Apocalisse

la morte è il fantino del cavallo bianco

e dal cielo ha preso la luna per farne falce

dove credi di fuggire piccolo uomo

che scavi una trincea nella collina pietrosa del Carso

il vento porta i gas venefici

l’alito della morte è una fiaba sfilacciata

sussurrata al milite pronto all’assalto

sono i ricordi di mio nonno soldato della Grande Guerra

che adesso irrorano la mia mente

e i polmoni mi bruciano

 mi sento perduto

ma il vento cambia danza e la morte non mi bacia

sono salvo

 mi ritrovo circondato da soldati morti

la faccia contratta nella smorfia con i denti digrignati

il ventre gonfio ha lacerato le uniformi grigio-verde

scoppia

le viscere si spargono intorno

un fetore immondo usurpa la gola

ed incatena il respiro

sorge l’alba

e mi ritrovo a camminare nelle strade di Parigi

l’infermiera americana si è chinata sul mio letto

i suoi seni mi hanno sfiorato il viso

ho sentito di nuovo la vita e le ho chiesto una sigaretta

le sue seducenti cosce

mi rassicurano che sono ancora un uomo

e come Ulisse ritorno

e trovo in casa gli intrusi

speravano fossi morto o cieco o storpio e mutilato

apro i castelli dove allevo le furie

 libero le tigri della vendetta

stringono negli artigli e azzannano i miei nemici

sento i loro crani scricchiolare sotto le mandibole affilate

è un suono dolce che mi appaga

hanno kalashnikov al posto delle zanne

con caricatori da 33 colpi

pallottole blindate appuntite lunghe un dito

quando fischiano nell’aria

è un suono dolce che mi appaga

 parlo ai miei nemici

con la bocca del fucile

è il demone bellicoso

a rimestare il fango di Caino

depositato nel profondo inconscio

ereditato dai progenitori
 lo trasforma in dinamite  e acciaio
per nutrire la mia vendetta
e le furie sputano piombo fuso
negli occhi degli invidiosi
legano con catene roventi quei cialtroni maledetti
li strascinano nella pentola di pece bollente
e se ne cibano
questa visione placa Caino
in me risvegliato
si riaddormenta nel profondo fango
dell’inconscio ancestrale
questa notte mi lascia dormire.

Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017

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