IL FANGO DI CAINO
(17 giugno 2017)
Dentro di me vedo
Origini e ordini di cascate
Velenose di fuliggine di amianto
Vomiti violetti di iene dal pelo ocra livido
musiche attorcigliate nelle tube dorate
Fracassate tra le mascelle dei suonatori
Nugoli di mosche metalliche
Sul campo di battaglia
cosparso di cadaveri e carogne di cavalli
tra grosse zolle di terra fangosa
intrisa del sangue fuoriuscito dai corpi lacerati
da spada e schegge di granata
le superbe uniformi nella loro bella eleganza marziale
ricoperte di galloni dorati ed alamari
sono ridotte a sporchi brandelli
vestono carne macellata
l’oro delle decorazioni
riflette un cielo plumbeo e grigio
fasci di un bianco livido
attraversano l’orizzonte
sono le anime che come bianca via lattea
a schiere salgono al siderale albergo dei morti
questa scena sorge come bolla di magma sulfurea
dalla mia memoria ancestrale
chiusa nelle cellule ereditate dai miei progenitori
qualcuno visse quella battaglia
le immagini si fissarono nella memoria dei suoi atomi
questi girano nel mio sangue e salgono alla mia mente
me le porto dietro dai tempi della creazione
oppure è il demone feroce delle guerre
che mi trasmette le sue visioni
è entrato in contatto con la mia mente
e mi trasporta in spirito sui campi di battaglia
e mi mostra l’orrore che si apre sentieri
nel cuore degli umani e li popola di terrore
costruisce dimore fatte di rospi e bocche di serpenti
sanguisughe e tele di ragni
dove li tiene prigionieri legati per sempre all’ieri
immoto nella paura congelata di ciò che non passa
lo stalliere infernale lascia liberi i cavalli
dell’Apocalisse
la morte è il fantino del cavallo bianco
e dal cielo ha preso la luna per farne falce
dove credi di fuggire piccolo uomo
che scavi una trincea nella collina pietrosa del Carso
il vento porta i gas venefici
l’alito della morte è una fiaba sfilacciata
sussurrata al milite pronto all’assalto
sono i ricordi di mio nonno soldato della Grande Guerra
che adesso irrorano la mia mente
e i polmoni mi bruciano
mi sento perduto
ma il vento cambia danza e la morte non mi bacia
sono salvo
mi ritrovo
circondato da soldati morti
la faccia contratta nella smorfia con i denti
digrignati
il ventre gonfio ha lacerato le uniformi grigio-verde
scoppia
le viscere si spargono intorno
un fetore immondo usurpa la gola
ed incatena il respiro
sorge l’alba
e mi ritrovo a camminare nelle strade di Parigi
l’infermiera americana si è chinata sul mio letto
i suoi seni mi hanno sfiorato il viso
ho sentito di nuovo la vita e le ho chiesto una
sigaretta
le sue seducenti cosce
mi rassicurano che sono ancora un uomo
e come Ulisse ritorno
e trovo in casa gli intrusi
speravano fossi morto o cieco o storpio e mutilato
apro i castelli dove allevo le furie
libero le tigri
della vendetta
stringono negli artigli e azzannano i miei nemici
sento i loro crani scricchiolare sotto le mandibole
affilate
è un suono dolce che mi appaga
hanno kalashnikov al posto delle zanne
con caricatori da 33 colpi
pallottole blindate appuntite lunghe un dito
quando fischiano nell’aria
è un suono dolce che mi appaga
parlo ai miei
nemici
con la bocca del fucile
è il demone bellicoso
a rimestare il fango di Caino
depositato nel profondo inconscio
ereditato
dai progenitori
lo trasforma in dinamite e acciaio
per
nutrire la mia vendetta
e le
furie sputano piombo fuso
negli
occhi degli invidiosi
legano
con catene roventi quei cialtroni maledetti
li
strascinano nella pentola di pece bollente
e se ne
cibano
questa
visione placa Caino
in me
risvegliato
si
riaddormenta nel profondo fango
dell’inconscio
ancestrale
questa
notte mi lascia dormire.
Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017
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