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lunedì 25 settembre 2017


TAVERNA PER UNA NOTTE

( 11 giugno 2017)



L’amore vuole parole, voce,

silenzio, carezze, baci

intreccio di vita e tralci verdi di vite

che germoglia per i dolci grappoli dei giorni

pigiati nei nostri cuori

mosto del vino dolce dei giorni

raccolti nel diadema della felicità

ornamento dei nostri volti

che conosciamo ad occhi chiusi

nel più profondo dell’anima

solo a noi noto. 

Tra noi non c’era l’amore

Le monete erano parole

Né sapevamo quante pietre erano nel fiume

Non c’era tempo per le carezze

E il silenzio

Né la voce coglieva fiori

Nel prato delle parole

Il nostro letto era paglia bruciata

Dalla passione momentanea

Gomitolo di fiamma

Per l’attimo necessario a consumarsi

Senza alcun seguito nel destino

Come l’ultimo sorso di un festino

Viene lasciato all’ospite mancato

È la feccia a sigillare le labbra

I baci sono per gli amanti

Noi siamo mercenari dell’amore

Che comprano e vendono

Aprono le noci col pugno

Schiacciano ogni tenerezza

La brutalità assolve il piacere

Ognuno soffre per l’assenza

Di quello che non dà

Siamo due avari che si combattono

Per non cedere amore

Il prezzo carnale perderebbe valore

Il nostro è un fuoco

Che non scioglie la neve

Davanti alla caverna oscura

Mi inginocchio come pellegrino

È la mia taverna per questa notte

Un esercito schierato a battaglia

È il tuo corpo

Per una guerra mai iniziata

Aspetta l’assalto indifferente come pietra

Ha il potere di chi nulla deve dare

E tutto ricevere

Ero servo

Del mio volere piegato alla carne

Che chiama carne

Carne contro carne

Carne nella carne

È terra nera

per i semi portati dal vento

ape che impollina un fiore sterile

il richiamo ancestrale delle sirene

mi portava sul tuo corpo

fatto di scogliera bianca d’ossa di naufraghi

ed il sangue si faceva tempesta nelle vene

mentre scavavo il tuo corpo compatto

di contadina promossa

a donna di bordello

caverna capace di inghiottire un’armata

non è amore ma pasto del tempo

venduto ad ore

per alleggerirsi del peso dell’anima

nella calda caverna liberai il seme

e i nostri eserciti sciolsero le fila

abbassarono le armi

si arresero e si abbracciarono i soldati

la sete di sangue si fece vino

e l’acqua dei nostri fiumi

si separò per sempre

neppure sapremo se ci perderemo nelle pietre

del nostro letto

o la nostra vita sarà asciugata

dalla sabbia nelle secche

o dalla siccità delle montagne

senza neve

dei ghiacciai evaporati

così che neppure nel mare

ci incontreremo mai

e solo il suono

del nostro amplesso mercenario

resterà nelle onde

e parlerà ai marinai

che hanno un cuore

in ogni porto.

Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap"  n°81/2017

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