TAVERNA PER UNA NOTTE
( 11 giugno 2017)
L’amore vuole parole, voce,
silenzio, carezze, baci
intreccio di vita e tralci verdi di vite
che germoglia per i dolci grappoli dei giorni
pigiati nei nostri cuori
mosto del vino dolce dei giorni
raccolti nel diadema della felicità
ornamento dei nostri volti
che conosciamo ad occhi chiusi
nel più profondo dell’anima
solo a noi noto.
Tra noi non c’era l’amore
Le monete erano parole
Né sapevamo quante pietre erano nel fiume
Non c’era tempo per le carezze
E il silenzio
Né la voce coglieva fiori
Nel prato delle parole
Il nostro letto era paglia bruciata
Dalla passione momentanea
Gomitolo di fiamma
Per l’attimo necessario a consumarsi
Senza alcun seguito nel destino
Come l’ultimo sorso di un festino
Viene lasciato all’ospite mancato
È la feccia a sigillare le labbra
I baci sono per gli amanti
Noi siamo mercenari dell’amore
Che comprano e vendono
Aprono le noci col pugno
Schiacciano ogni tenerezza
La brutalità assolve il piacere
Ognuno soffre per l’assenza
Di quello che non dà
Siamo due avari che si combattono
Per non cedere amore
Il prezzo carnale perderebbe valore
Il nostro è un fuoco
Che non scioglie la neve
Davanti alla caverna oscura
Mi inginocchio come pellegrino
È la mia taverna per questa notte
Un esercito schierato a battaglia
È il tuo corpo
Per una guerra mai iniziata
Aspetta l’assalto indifferente come pietra
Ha il potere di chi nulla deve dare
E tutto ricevere
Ero servo
Del mio volere piegato alla carne
Che chiama carne
Carne contro carne
Carne nella carne
È terra nera
per i semi portati dal vento
ape che impollina un fiore sterile
il richiamo ancestrale delle sirene
mi portava sul tuo corpo
fatto di scogliera bianca d’ossa di naufraghi
ed il sangue si faceva tempesta nelle vene
mentre scavavo il tuo corpo compatto
di contadina promossa
a donna di bordello
caverna capace di inghiottire un’armata
non è amore ma pasto del tempo
venduto ad ore
per alleggerirsi del peso dell’anima
nella calda caverna liberai il seme
e i nostri eserciti sciolsero le fila
abbassarono le armi
si arresero e si abbracciarono i soldati
la sete di sangue si fece vino
e l’acqua dei nostri fiumi
si separò per sempre
neppure sapremo se ci perderemo nelle pietre
del nostro letto
o la nostra vita sarà asciugata
dalla sabbia nelle secche
o dalla siccità delle montagne
senza neve
dei ghiacciai evaporati
così che neppure nel mare
ci incontreremo mai
e solo il suono
del nostro amplesso mercenario
resterà nelle onde
e parlerà ai marinai
che hanno un cuore
in ogni
porto.
Salvatore Iervolino ©
Pubblicata su "Zamlap" n°81/2017
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