Un
ristorante per cannibali
( 20
maggio 2017)
La
pioggia ha bagnato i frutti del gelso
L’acqua
siderale si mescola al dolce della polpa
Raccolgo i frutti più scuri tra i rami pieni
come
rosari di gemme rosse
Quelle
nere e scure mature
le porto
alla bocca
È lo
stesso gesto dell’uomo paleolitico raccoglitore
Dopo
trentamila anni ripeto le stesse azioni
il sapore della pioggia è cambiato
Il sale
delle stelle
è
viscido di idrocarburi
Le bighe
di Ben Hur trainate da cavalli bianchi
Corrono
nel Circo Massimo con i rostri taglienti
Fissati
nel mozzo delle ruote
A
falciare zampe e gambe
Gli
antichi romani si divertivano così
Non
avevano inventato ancora il pallone
Non
c’era la Juventus, il Napoli, la Roma
ed un
ombrello è posato sul tavolo operatorio
Trovami
una pepita d’oro per fumarla nella pipa
Accorrono
disordinatamente i bimbi negri
a
contendersi le caramelle
Si
spintonano
si
spingono
strillano
qualcuno
resta senza caramelle
Altri ne
hanno le mani piene
i bimbi
asiatici si mettono in fila
Silenziosi
e composti
aspettano
il loro turno
Capisci
così la differenza
Tra
educati all’ordine e prosperità
Tra inselvatichiti
e
carestia epidemia e stragi
Sul
tavolo operatorio
hanno
poggiato un vassoio di sushi e tre uova
È un
ristorante per cannibali
Non si
butta via niente
Gli
organi vengono recuperati per i trapianti
Dopo
l’estinzione degli animali
Ci si
ciba di esseri umani
Il
partito animalista ha la maggioranza assoluta
È il
pianeta delle scimmie
Sul
tavolo operatorio sezionano il silenzio
Ne fanno
bocconi
E le
signore nude
Acquistano
un’oscena dignitosa grandezza
Le
vecchie più che le giovani
Hanno i
cassetti pieni calze di lana
nell’intimità
delle mura domestiche
si
lasciano andare alle debolezze dei comuni mortali
i
vegetariani, i vegani,
i ricchi
vogliono prelibate pietanze
di carne
umana
il cuore
degli uomini non soffre più
grazie,
mamma
regalatevi
una famiglia
ce ne
sono in vendita per tutte le tasche
producono
figli buoni da mangiare
ci sono
bambini messi al mondo
per
farne porchette
da
genitori fragili
abbandonati
da mamme crollate sotto il peso
della
responsabilità
sono
figli rimasti senza nessuno
vengono
affidati ai cuochi
li
trasformano in piccole meraviglie
hanno
sorpreso molti
ma non
chi sa bene che
per
farsi un bambino a cena
bisogna conquistarsi
un posto a tavola
si fa
una gara a sorte
ci sono
giudici severi
chi
perde finisce cucinato come contorno
è una
rivoluzione
che fa
giustizia dell’avidità
si può
mangiare o essere mangiati
c’è il
brivido
stimola
l’appetito
scegli a
chi vuoi dire
ti
voglio bene
con un
invito a cena di carne umana
non ci
sono buoni propositi
il voler
bene viene punito
alla
festa del male
ho fatto
il pasticciere
mettendo
insieme tanti ingredienti
e tanti
gusti
impagabile
emozione sentirsi dire
è dolce
come la
carne umana
alla
fine arriva il conto
c’è un
prima
c’è un
dopo
bisogna
lasciare un figlio alla cassa
che non
sia malato
come noi
anche
preso in prestito
o
comprato al mercato
il
diavolo cambia pelle
ma non
il vizio
è la
star di copertina
il fuoco
dei fornelli è suo
e ti
aspetta
per la
prossima cena
il menù
non cambia
carne
umana
per
tutte le fiamme
e le
anime bruciano come paglia
sul
tavolo operatorio c’è la primavera
ed una
macchina per cucire
vestiti
di pelle umana
lungo e
corto
largo e
stretto
con e
senza maniche
a tinte
forti
per
scimmie nude
una
vasta gamma di strisce depilatorie
con
effetto sorpresa
total
black
c’è
black out in sala
nessuno
esce vivo
da
questo ristorante
per
cannibali
è la regola del mondo.
Salvatore Iervolino ©
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