Translate

giovedì 29 giugno 2017



Il meccanismo della creazione poetica: la mente quantica

LA POESIA E’ IL PRODOTTO DELLA MENTE SUBCONSCIA

Il poeta attinge al “subconscio” per la creazione poetica. Il subconscio può elaborare venti milioni di informazioni al secondo, contro le appena quaranta della mente conscia. La mente del poeta deve essere capace di attingere al subconscio per la creazione artistica ed il controllo razionale delle informazioni serve soltanto a dare forma a quanto appreso e ricevuto dal subconscio. Possiamo, quindi, dire che il poeta usa la mente per mettersi in contatto con il subconscio e usa la mente allo stato conscio per organizzare le informazioni attinte dal subconscio in forma di linguaggio intellegibile adatto alla comunicazione.  
Il mezzo influenza il risultato e condiziona il fine. In questo numero pubblichiamo alcune poesie ispirate alla “meccanica quantistica”,  scritte applicando istintivamente principi “quantistici”, ad essi siamo arrivati senza consapevolezza razionale per pura ispirazione.    Riporto un’annotazione del mio diario, in data 11 marzo 1978,  mi conferma la convinzione che quella di essere un poeta è un destino segnato, a cui non si può sfuggire:  Tutto è innato. Tutto è scritto nelle nostre cellule, in esse è il seme del nostro destino, intorno a noi e dentro di noi è il presente e il futuro e il passato come cenere odorosa di ciò che è stato consumato. A chi sa leggere in sé e fuori di sé ogni cosa è rivelata. Oggi aggiungo che per “leggere in sé e fuori di sé” è necessario avere e sviluppare l’ <<intuizione>>, cioè la capacità di mettersi in contatto con il proprio subconscio, per creare la “realtà poetica”.
Il poeta lavora con l’intuizione, questa facoltà è il motore della creazione e permette la connessione con il campo empatico olistico, crea la rete di connessione tra i simboli e tra il mondo simbolico e il mondo trascendente e consente di navigare nel mare di possibilità creative intravisto dalla meccanica quantistica. Secondo l’interpretazione a <<molti mondi>> della meccanica quantistica, nel paradosso del “gatto di Schrödinger ” quando si apre la scatola, in cui si trova il gatto, si creano due mondi paralleli, uno in cui il gatto è vivo e un altro in cui il gatto è morto.  L’interpretazione a “molti mondi”  invece introduce l’idea che una misurazione o una osservazione abbia come conseguenza la divisione della nostra realtà in molti mondi, in cui diversi risultati sono possibili.  Il poeta agisce “quantisticamente” dal momento che la sua “osservazione” del mondo attraverso il suo mondo “interiore”  divide la realtà in “molti mondi”  che riduce ad unità nella visione  poetica. 
Al momento dell’osservazione, a seguito dell’interazione tra i sensi dell’osservatore e il sistema misurato, lo stato globale si divide in numerosi “mondi”, uno ciascuno per ogni risultato della misura. Il principio di simultaneità dimensionali, stabilisce che : due o più oggetti fisici, realtà, percezione e oggetti non fisici, possono coesistere nello stesso spazio-tempo. Questo principio ha una corrispondenza con la teoria dell’interpretazione  di “più mondi”, IMM e la teoria del Multiverso di livello III.

L’atto di osservare ha il potere di modificare la natura della realtà.  L’osservazione è un processo che modifica sempre glòi stati dei sistemi misurati, per cui i sistemi osservati più gli osservatori evolvono insieme secondo leggi deterministiche che stabiliscono come sono fatti i “singoli mondi” con i loro possibili risultati , e come è strutturata la totalità di essi: l’UNIVERSO. Il principio di sovrapposizione e il paradosso del “gatto di Schrödinger” forniscono spiegazioni possibili. Secondo l’<<interpretazione a molti mondi>> ogni evento è un punto di diramazione per l’intero Universo. 

Il paradosso dell’amico di Wigner è un esperimento mentale col quale introdurre il << problema mente-corpo>> in meccanica quantistica. Al “problema” offriamo la nostra soluzione  “ poetica”.  E’ importante avere cognizione di alcune nozioni circa la “realtà esterna” e la “percezione” di essa, il rapporto tra l’osservatore individuale ed i “molti mondi” interni ed esterni; il “linguaggio” e la “rappresentazione” di quanto percepito. A tal fine suggeriamo la lettura di alcuni estratti riguardanti i temi, sopra indicati, ricavati da “Wikipedia – L’enciclopedia libera”. 

   

Berkeley aveva sostenuto secoli prima che la causa di tutte le nostre percezioni non fosse una realtà materiale esterna, ma una volontà o spirito, che egli identificava con il Dio cristiano; come il sogno è generato dalla nostra mente, l'universo è una sorta di sogno collettivo suscitato da Dio nelle nostre anime. Nell'interpretazione alla Berkeley la realtà fisica non è considerata come qualcosa di esistente oggettivamente in sé e per sé, ma solo come una teoria matematica esistente come concetto nella mente di Dio e proiettata da Dio nelle nostre menti attraverso le immagini sensoriali che percepiamo; dunque tanto la funzione d'onda quanto il suo collasso, sono reali solo in quanto rappresentano le modalità con cui Dio concepisce l'universo e suscita in noi le nostre impressioni sensoriali. Questa interpretazione non ha alcun supporto scientifico dunque è intrinsecamente metafisica. ( da Wikipedia)



L' <<interpretazione a molte menti>> della meccanica quantistica estende l'interpretazione a molti mondi, proponendo che la distinzione tra i mondi debba essere compiuta al livello della mente di un osservatore individuale. ( da Wikipedia)



La logica proposizionale (o enunciativa) è un linguaggio formale con una semplice struttura sintattica, basata fondamentalmente su proposizioni elementari (atomi) e su connettivi logici di tipo vero-funzionale, che restituiscono il valore di verità di una proposizione in base al valore di verità delle proposizioni connesse (solitamente noti come AND, OR, NOT...). La semantica della logica proposizionale definisce il significato dei simboli e di qualsiasi proposizione che rispetti le regole sintattiche del linguaggio, basandosi sui valori di verità associati agli atomi. Data una interpretazione (o modello) di una proposizione (in generale di un insieme di proposizioni), e cioè una associazione tra le proposizioni elementari e le realtà rappresentate, possiamo generare un insieme infinito di proposizioni con significato definito che riguardino quella realtà. Ciascuna proposizione si riferisce quindi a uno o più oggetti della realtà rappresentata (anche astratta, ovviamente) e permette di descrivere o ragionare su quell'oggetto, utilizzando i due soli valori "Vero" e "Falso". ( da Wikipedia)



L'idea alla base della meccanica quantistica relazionale, seguendo la linea tracciata dalla relatività ristretta, è che differenti osservatori potrebbero dare differenti descrizioni della stessa serie di eventi: ad esempio, ad un osservatore in un dato punto nel tempo, un sistema può apparire in un singolo autostato, la cui funzione d'onda è collassata, mentre per un altro osservatore, allo stesso tempo, il sistema potrebbe trovarsi in una sovrapposizione di due o più stati. Di conseguenza, se la meccanica quantistica deve essere una teoria completa, l'interpretazione relazionale sostiene che il concetto di stato non sia dato dal sistema osservato in sé, ma dalla relazione tra il sistema e il suo osservatore (o i suoi osservatori). ( da Wikipedia )



Il vettore di stato della meccanica quantistica convenzionale diventa quindi una descrizione della correlazione di alcuni gradi di libertà nell'osservatore rispetto al sistema osservato. Ad ogni modo, questa interpretazione sostiene che ciò vada applicato a tutti gli oggetti fisici, che siano o meno coscienti o macroscopici. Ogni evento di misura è definito semplicemente come una normale interazione fisica, ovvero l'instaurazione del tipo di relazione descritto prima. Il significato fisico della teoria non riguarda quindi gli oggetti in sé, ma le relazioni tra di essi. ( da Wikipedia)



LA NOSTRA PRODUZIONE POETICA va interpretata in base ai principi della “meccanica quantistica”. La nostra creazione  artistica si connota per un approccio “quantistico” che è diventato via via, nel tempo,  sistema sempre più consapevole per  esplorare i “nostri mondi”  fino a diventare “metodo”.  Dalì allorché dichiarava  di utilizzare il  “metodo paranoico-critico”  probabilmente non era consapevole che il suo “metodo” non era altro che “quantistico” ed il “paranoico-critico” era solo il modo con cui selezionava i “mondi” che si generavano dal suo contatto con la realtà. Se dovessimo definire il nostro, esso si definisce come  “ metodo quantistico-trascendentale”. 

Poeta palesemente “quantico” è stato Dylan Thomas: …Uno dei metodi usati dai surrealisti nelle loro poesie, - egli scrive- era quello di giustapporre parole d immagini che non avevano alcuna relazione razionale; da ciò speravano di raggiungere una sorta di poesia subconscia o onirica, che sarebbe stata più fedele al mondo immaginoso della mente, in gran parte sommerso, della poesia che fa assegnamento sulle relazioni logiche e razionali di idee, oggetti e  immagini. Questo è, rozzamente, il credo dei surrealisti, dal quale profondamente dissento. Non m’interessa da dove le immagini di una poesia siano prese; puoi trarle dal più profondo mare dell’io nascosto; ma prima di raggiungere la carta, esse devono passare attraverso tutti i processi dell’intelletto. Per i surrealisti, il caos è la “forma e l’ordine”, essendo convinti che qualsiasi cosa uscita dal loro subconscio e messa sulla carta abbia qualche valore o interesse: io nego, questo>>. Una delle arti del poeta, continua Thomas, è rendere comprensibile e articolato ciò che può emergere dalle sorgenti subconscie; uno dei maggiori e principali usi dell’intelletto è selezionare dalla massa informe del subconscio le immagini che più si adatteranno al suo scopo creativo, che è unicamente quello di scrivere la migliore poesia possibile. Per raggiungere questo scopo, egli afferma, è lecito usare qualsiasi accorgimento offerto dalla lingua: <<io  uso qualsiasi espediente perché le mie poesie funzionino e procedano nella direzione voluta: vecchi e nuovi trucchi, giochi di parole, composti ibridi, paradosso, allusione, paronomasia, catacresi, slang, rime di assonanze e rime di vocali, ritmo proiettivo…La torsione e il travisamento delle parole, le invenzioni e le trovate, fanno parte del piacere che è parte del penoso, volontario lavoro del poeta>> ….<<Esiste sempre l’unica parola giusta, occorre servirsene, nono stante le sue associazioni sconce o semplicemente comiche. Fa parte del compito di un  poeta prendere una parola corrotta e prostituita ed eliminare le rughe della sua dissipazione, e rimetterla sul mercato, fresca e vergine. L’artista non ha che un limite: il limite della forma…( dall’”Introduzione” di Ariodante Marianni  a “Poesie e racconti” di Dylan Thomas – 1996 – Giulio Einaudi Editore s.p.a. – Torino)            



Tenuto conto di quanto fin qui detto, proponiamo alla lettura alcune nostre composizioni poetiche, scritte a partire  dal 1965 ad oggi. E’ possibile osservare il progressivo ampliamento dei “mondi”, l’evoluzione delle loro interconnessioni e le descrizioni ed interpretazioni poetiche che ne scaturiscono.   

 

<<Al tramonto>>,  la mia prima poesia,  fu scritta all’età di 15 anni, nel 1965. La vocazione poetica è stata una costante della mia vita. Ho subito, da sempre, il fascino delle parole, la presenza interiore dello spirito poetico ad ispirare i miei pensieri, un compagno, a volte, un demone, altre volte, un angelo. Fonte di ispirazione primaria è stata la “donna”, la presenza femminile, un mistero da svelare, rimasto non svelato. Fu, infatti, una donna ad ispirare questa mia prima poesia, Fedora, la promessa sposa di mio zio Pietro con cui venne da Pistoia a trascorrere le vacanze a Palma Campania, per conoscere i parenti dello sposo in vista del matrimonio. Una bella donna, bruna, alta, dalle labbra carnose e sensuali, aveva la grazia raffinata delle donne toscane, una voce musicale. Conoscevo già la storia d’amore di Dante e Beatrice. Ora vedevo una donna toscana dal vero, dal mondo della fantasia era venuta in quello reale, questo bastò a suscitare l’ispirazione. Per un maschio del Sud la donna del Nord è un’attrazione ancestrale, è la “straniera”, suscita il fascino della preda, della “donna bianca” nell’uomo orientale, quale mi ritengo, è il gioiello dell’harem. A quindici anni, sentivo già tutti i richiami e le pulsioni sessuali dell’uomo. Era l’estate del 1965, abitavo nella casa di mia madre in Vico Parrocchia n°1 a Palma Campania, una casa vecchia ma comoda come un vecchio paio di scarpe, è stata la mia casa del cuore, con ampi spazi, camere dagli alti soffitti, costruita come un’abitazione della dissepolta Pompei romana, con una grande  terrazza che dava su un giardino interno di aranci e piante da frutto assortite, palme e vialetti di siepi di bosso che portavano in un gazebo coperto da una pianta rampicante, la muehlenbeckia, al centro svettava una palma altissima. Ho ancora nella memoria l’immagine di quel pomeriggio mentre scrivevo la poesia in un quadernetto, che conservo ancora, seduto sui gradini della terrazza.      

Vedo il tempo bruciare in un tripode come incenso.

Ama, mi disse, ed il mondo sarà tuo.

-------------------------------------------------------------------------------------------------------

Appunti: Alleggerire la parola del suo valore logico fino a farne pura immaginazione, puro suono, e affermare una più libera e raffinata espressione, capace di suscitare più sottili sensazioni, più complesse emozioni, di richiamare zone di sensibilità ancora inesplorate.



AL TRAMONTO

(1965)

Il sole tramonta all’orizzonte

Un colore caldo ti bacia la fronte

Il cielo si colora di vermiglio

La tua anima è più candida di un giglio

Nell’aria si spande un allegro cinguettio

Nei tuoi occhi c’è l’immagine di un dio.

Nessun commento:

Posta un commento