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giovedì 22 giugno 2017


Le voci si fanno mia voce

( 19 maggio 2017)

Oggi è un giorno di maggio

Il mese preferito dalla Madre Celeste

Il richiamo è insistente

Persistente

Si fa quasi lamento

Lacrime silenziose mi riempiono gli occhi

Riapro le porte dello spirito

Credo di nuovo alla realtà dell’irreale

All’invisibile visibile

Le orchestre celestiali si schierano a corona

è una musica lieve

suono senza suono

luce senza luce

Vi sento

Mi parlate senza parole

Sono io a mettere la voce

Le parole celestiali si fanno umane

Fino al giorno del Giudizio

Quando le restituirò a Dio

Destinazione infinito

L’universo è pieno di voci

I poeti parlano al di là della morte

Le ossa delle tombe

Sono resti muti nella terra

Ma parlano nei cieli

Vado a braccetto

Con i poeti passati, presenti e futuri

Conversiamo tra le stelle

Si vede la terra azzurra laggiù

Noi siamo lassù sospesi nello spazio siderale

Il mio corpo è in poltrona appisolato

Ignaro nel dormiveglia

L’anima è in viaggio

Fedifraga alla materia

A prendere una boccata di assoluto siderale

Non mi servono i polmoni

non c’era aria

si viaggia negli anni luce

palpiti di vibrante

 imponderabile blu infinito trasparente oscuro

la luce è pulsante

tutto baluginio

come la lieve polvere che cade dal mantello delle fate

sei stato tanto tempo lontano, mi dicono

c’è il tempo tra le stelle

è il vuoto

tempo e vuoto coincidono

puoi mangiare il vuoto

con le parole

ed il tempo viene inghiottito

e scompare nei versi della poesia

si fa eterno

queste parole sono musica

catturata all’amo

del pescatore che non pesca nell’acqua

e con la bocca spalancata inghiotte l’infinito

come l’ostia consacrata

Iddio che si fa cibo per i cristiani

Se questo è possibile

Posso cibarmi di infinito

Questa è l’aria in cui lo spirito respira

I polmoni dell’anima si riempiono di infinito

Le gote si colorano di rosa

come le guance di una fanciulla in fiore

cantano i versi

come tenere foglie

coprono i rami rinsecchiti dell’albero della vita

rinasce

rivive

risorge

spuntano fiori

maturano frutti

comprendo tutti gli enigmi

sono ritornato

dico ai poeti nei cieli

mi abbracciano

e brindiamo col vino dolce di Ulisse odisseo

e si naviga nel ceruleo mare mediterraneo

l’inchiostro della poesia di Omero

amico Dante dal profilo aquilino

con l’occhio d’aquila mi guardi

e mi inchino

mi prendi la mano

per aiutarmi ad alzarmi

dal ginocchio piegato

e tutti gli altri mi abbracciano

sei di nuovo tra noi

eterno poeta

ammutolito per troppi giorni

nel sonno dello spirito

apri la porta, mi dicono

intiepidito dalla paura

di consumare in versi

la candela della vita

ritorna alla tua origine

il soffio divino

ti resta ancora nella fiamma

per incendiare il tempo-vuoto

e col fuoco della poesia

sciogliere la pietra dei cuori

obbediente alle voci

che si vogliono fare tua voce

chiudi la porta alla morte

apriti alla vita

quella che a te solo è stata data

non ce n’è una eguale

non c’è un’altra vita

è la tua

solo tua

e sei il solo

ingravida la solitudine

 non lasciarla ad altri

non ti tradire

per la paura che essere poeta

uccide l’agire con le parole

esse rivestono di carne immortale

il tuo corpo eterico

per agire nei mondi invisibili

dove il mondo visibile

si conserva

 nella città di cristallo

costruita con le parole della poesia
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Salvatore Iervolino ©


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