Le voci
si fanno mia voce
( 19
maggio 2017)
Oggi è
un giorno di maggio
Il mese
preferito dalla Madre Celeste
Il
richiamo è insistente
Persistente
Si fa
quasi lamento
Lacrime
silenziose mi riempiono gli occhi
Riapro
le porte dello spirito
Credo di
nuovo alla realtà dell’irreale
All’invisibile
visibile
Le
orchestre celestiali si schierano a corona
è una
musica lieve
suono
senza suono
luce
senza luce
Vi sento
Mi
parlate senza parole
Sono io
a mettere la voce
Le
parole celestiali si fanno umane
Fino al
giorno del Giudizio
Quando
le restituirò a Dio
Destinazione
infinito
L’universo
è pieno di voci
I poeti
parlano al di là della morte
Le ossa
delle tombe
Sono
resti muti nella terra
Ma
parlano nei cieli
Vado a
braccetto
Con i
poeti passati, presenti e futuri
Conversiamo
tra le stelle
Si vede
la terra azzurra laggiù
Noi
siamo lassù sospesi nello spazio siderale
Il mio
corpo è in poltrona appisolato
Ignaro
nel dormiveglia
L’anima
è in viaggio
Fedifraga
alla materia
A
prendere una boccata di assoluto siderale
Non mi
servono i polmoni
non
c’era aria
si
viaggia negli anni luce
palpiti
di vibrante
imponderabile blu infinito trasparente oscuro
la luce
è pulsante
tutto
baluginio
come la
lieve polvere che cade dal mantello delle fate
sei
stato tanto tempo lontano, mi dicono
c’è il
tempo tra le stelle
è il
vuoto
tempo e
vuoto coincidono
puoi
mangiare il vuoto
con le
parole
ed il
tempo viene inghiottito
e
scompare nei versi della poesia
si fa
eterno
queste
parole sono musica
catturata
all’amo
del
pescatore che non pesca nell’acqua
e con la
bocca spalancata inghiotte l’infinito
come
l’ostia consacrata
Iddio
che si fa cibo per i cristiani
Se
questo è possibile
Posso
cibarmi di infinito
Questa è
l’aria in cui lo spirito respira
I
polmoni dell’anima si riempiono di infinito
Le gote
si colorano di rosa
come le
guance di una fanciulla in fiore
cantano
i versi
come
tenere foglie
coprono
i rami rinsecchiti dell’albero della vita
rinasce
rivive
risorge
spuntano
fiori
maturano
frutti
comprendo
tutti gli enigmi
sono
ritornato
dico ai
poeti nei cieli
mi
abbracciano
e
brindiamo col vino dolce di Ulisse odisseo
e si
naviga nel ceruleo mare mediterraneo
l’inchiostro
della poesia di Omero
amico
Dante dal profilo aquilino
con
l’occhio d’aquila mi guardi
e mi
inchino
mi
prendi la mano
per
aiutarmi ad alzarmi
dal
ginocchio piegato
e tutti
gli altri mi abbracciano
sei di
nuovo tra noi
eterno
poeta
ammutolito
per troppi giorni
nel
sonno dello spirito
apri la
porta, mi dicono
intiepidito
dalla paura
di
consumare in versi
la
candela della vita
ritorna
alla tua origine
il
soffio divino
ti resta
ancora nella fiamma
per
incendiare il tempo-vuoto
e col
fuoco della poesia
sciogliere
la pietra dei cuori
obbediente
alle voci
che si
vogliono fare tua voce
chiudi
la porta alla morte
apriti
alla vita
quella
che a te solo è stata data
non ce
n’è una eguale
non c’è
un’altra vita
è la tua
solo tua
e sei il
solo
ingravida
la solitudine
non lasciarla ad altri
non ti
tradire
per la
paura che essere poeta
uccide
l’agire con le parole
esse
rivestono di carne immortale
il tuo
corpo eterico
per
agire nei mondi invisibili
dove il
mondo visibile
si
conserva
nella città di cristallo
costruita con le parole della poesia
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Salvatore Iervolino ©
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