L’Itaca
universale
(2006)
Avvolta nei
brandelli della notte primordiale
portasti i
coltelli del caos
per la mia
personale creazione
vedova bambina
della propria gioventù
addentata come la
prima mela
quando voglio ti
rivedo
così come la
prima volta
nella memoria di
creta
attimo fisso nel
luogo
come parola nel
bronzo
alle spalle un veliero
di carta
tu eterno
femminino
travestito da
favola riscritta
per l’Itaca
universale
nella cui rada gettai
l’ancora
della mia
lussuria vagabonda
vi avrei
costruito la mia città verticale
per il mio popolo
di stelle
e ti facevo
fedele
come l’ultima sposa
dell’uomo: la morte
il seno di nuvole
la pelle
conchiglia di mari galattici
risuona
sotto le carezze
porta le musiche
profonde del corpo
perenne
sconosciuto
il solo stupore
rivela
sotto la corazza
della bellezza
come
pietrificante medusa
nello specchio
della mia anima
come fiamma
primordiale del focolare
il tuo amore era
premio
quando nel
biancore biondo
della pelle risplendente
come pupilla
conquistavo il
vello d’oro
nido di fenice
della mia solitudine
vedo i cadaveri
del nostro io per esser noi
dove vai io sono
dove sono tu sei
il nostro cuore
ha un unico orologio
non c’è tempo
senza me e senza te
non c’è misura per
il nostro infinito
eppure siamo una
goccia
sospesa fra il
cielo e la terra
è il nostro
segreto averne fatto un oceano
da cui nascono
fiumi
coprono deserti
un amore senza
ombre
come il sole
sempre alto nel cielo
eppure si nutre
della notte
per il cieco
incontrarsi dei corpi
trafiggo il sonno
usurpatore
la tela dei sogni
a me appartiene
come alla
spiaggia la sua onda
caldo di pane il
tuo abbraccio scioglie
e si annoda come
acqua tra le pietre
di un torrente
inafferrabile la notte
anch’essa scorre
nel giorno nato
solo per
riportarci all’umana realtà
e scopriamo il
mondo trasformato in mare
intorno una sola
isola
risparmiata da un
diluvio ignoto
e alla pioggia
non chiediamo
perché.
Salvatore Iervolino ©
Pubblicata sulla mia rivista "Zamlap" n.79°/2017
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