Finalmente comando io
(19 maggio 2017)
Tutto
muscoli e cervello
Senza
quello
Mi
turbinano nella mente tempeste
Di nero
cielo e nuvoloni aggrovigliati
Come i
capelli delle Erinni
Vedo
falci tra i nembi
La morte
si è moltiplicata
Dove è
la mia amata?
Notte me
la nascondi
Le
lenzuola sono fredde
come il
sudario del risorto
il mio
doppio eterico mi suggerisce le parole
anche
tra le stelle ci sono parole
Sono sul
mio ronzino
Vestito
come don Chisciotte
La
pioggia mi bagna il viso
È
pioggia sporca
Da
guerra atomica in atto
Sui
cieli della Corea
Sfilata
di carri funebri
Salgono
sulle strade dritte verso il cielo
Come
nella notte del Walhalla
Cadono
gocce di sangue nero come pece liquida
Sporcano
la carrozzeria delle Cadillac
in fila
lungo la Quinta Strada
sono
catapultato a New York
per
pochi secondi
un
attimo
mi basta
per vedere
Negozi
sfavillanti di luci sono ridotti in cenere
Su Trump
i baby boss
Fanno
l’amore e dicono la loro
Chi ha
visto più i fiumi d’oro
Della
fantasia
quelli delle fiabe antiche
E i
ruscelli di latte e miele
Sono
inariditi
Succhiati
da computer vampiri
Lungo le
strade di internet
Scorrono
i filmini porno
Milioni
di parole si mescolano
Vortici
di suoni
Dietro
ci sono gli uomini
Non
restano tracce nelle sabbie di silicio
Resteranno
le grotte
E la
storia ricomincerà dai graffititi nelle caverne megalitiche
Le
impronte delle mani dell’uomo di Cro-Magnon
Sulle
pareti della grotta di Chavet
Sono la
firma dell’uomo senza scrittura
Ritorneremo
alla lancia e alla pietra appuntita
di selce
scheggiata
non ci
sono i mammut
è la
fine del posto fisso
e il
caso Alitalia rimane irrisolto
nelle
strade del cielo non volano aerei
ritorna
il tempo dei draghi volanti
gli
unici padroni dell’etere
insieme
alle legioni di demoni
rese
visibili agli uomini
la
misericordia di Dio si fa giustizia
cade il
velo all’invisibile spaventoso
gli
uomini guardano in faccia alla morte
si trasformano in statue di sale
la
pioggia nera le scioglie
fango
eri e fango ritornerai
un cane
morto col ventre pulsante di vermi
coperto
da un nugolo di mosche
dal
verde brillante metallico colore dell’orrendo
non ci
sono tombe di terra a coprire i cadaveri
e i cani
col loro guinzaglio coperto di formiche
si
aspetta il sole per asciugare le bave della putrefazione
la notte
umida lascia tempo al verminoso banchetto
ed
arrivano i topi
con la
miseria e la peste nera
tutto il
male ritorna
con suo
volto da lebbroso
ed
abbraccia il viandante sprovveduto
al collo
risuona la campanella dell’immondo
i
monatti girano sui carri a raccogliere i morituri
ed il
fascino dei milionari della Silicon Valley
è solo
un ricordo
è
imbellettato come un clown
il viso dell’appestato
sorride
con la chiostra dei denti
scoperta
dalle labbra corrose
non è il
sorriso
ma la
smorfia del teschio scarnificato
quando
risorgerà il sole?
domanda
qualcuno tra le lacrime
non ho
paura di sparire
gli
risponde il saggio
mi
servono otto ore di sonno
ed un
fondo tinta liquido
diventerò
di nuovo presentabile
sono i
frammenti ostinati della civiltà
è
scomparso il sapone dalle toilette
e gli
occhiali da sole coprono orbite vuote
bruciate
dall’accecante luce della bomba
non
si va più in spiaggia
il sole
fa paura come il bagliore atomico
non mi
serve più essere bello
non ci
sono occhi per guardarmi
nessuno
può farmi sparire
grida
l’indomabile coraggioso
il cuore
delle donne soffre di più
se sono
madri
i loro
ventri
non
regaleranno più una famiglia al genere umano
la morte
dice: Finalmente comando io.
Salvatore Iervolino ©
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