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martedì 20 giugno 2017


Finalmente comando io

(19 maggio 2017)

Tutto muscoli e cervello

Senza quello

Mi turbinano nella mente tempeste

Di nero cielo e nuvoloni aggrovigliati

Come i capelli delle Erinni

Vedo falci tra i nembi

La morte si è moltiplicata

Dove è la mia amata?

Notte me la nascondi

Le lenzuola sono fredde

come il sudario del risorto

il mio doppio eterico mi suggerisce le parole

anche tra le stelle ci sono parole 

Sono sul mio ronzino

Vestito come don Chisciotte

La pioggia mi bagna il viso

È pioggia sporca

Da guerra atomica in atto

Sui cieli della Corea

Sfilata di carri funebri

Salgono sulle strade dritte verso il cielo

Come nella notte del Walhalla

Cadono gocce di sangue nero come pece liquida

Sporcano la carrozzeria delle Cadillac

in fila lungo la Quinta Strada

sono catapultato a New York

per pochi secondi

un attimo

mi basta per vedere

Negozi sfavillanti di luci sono ridotti in cenere

Su Trump i baby boss

Fanno l’amore e dicono la loro

Chi ha visto più i fiumi d’oro

Della fantasia

 quelli delle fiabe antiche

E i ruscelli di latte e miele

Sono inariditi

Succhiati da computer vampiri

Lungo le strade di internet

Scorrono i filmini porno

Milioni di parole si mescolano

Vortici di suoni

Dietro ci sono gli uomini

Non restano tracce nelle sabbie di silicio

Resteranno le grotte

E la storia ricomincerà dai graffititi nelle caverne megalitiche

Le impronte delle mani dell’uomo di Cro-Magnon

Sulle pareti della grotta di Chavet

Sono la firma dell’uomo senza scrittura

Ritorneremo alla lancia e alla pietra appuntita

di selce scheggiata

non ci sono i mammut

è la fine del posto fisso

e il caso Alitalia rimane irrisolto

nelle strade del cielo non volano aerei

ritorna il tempo dei draghi volanti

gli unici padroni dell’etere

insieme alle legioni di demoni

rese visibili agli uomini

la misericordia di Dio si fa giustizia

cade il velo all’invisibile spaventoso

gli uomini guardano in faccia alla morte

 si trasformano in statue di sale

la pioggia nera le scioglie

fango eri e fango ritornerai

un cane morto col ventre pulsante di vermi

coperto da un nugolo di mosche

dal verde brillante metallico colore dell’orrendo

non ci sono tombe di terra a coprire i cadaveri

e i cani col loro guinzaglio coperto di formiche

si aspetta il sole per asciugare le bave della putrefazione

la notte umida lascia tempo al verminoso banchetto

ed arrivano i topi

con la miseria e la peste nera

tutto il male ritorna

con suo volto da lebbroso

ed abbraccia il viandante sprovveduto

al collo risuona la campanella dell’immondo

i monatti girano sui carri a raccogliere i morituri

ed il fascino dei milionari della Silicon Valley

è solo un ricordo

è imbellettato come un clown

 il viso dell’appestato

sorride con  la chiostra dei denti

scoperta dalle labbra corrose

non è il sorriso

ma la smorfia del teschio scarnificato

quando risorgerà il sole?

domanda qualcuno tra le lacrime

non ho paura di sparire

gli risponde il saggio

mi servono otto ore di sonno

ed un fondo tinta liquido

diventerò di nuovo presentabile

sono i frammenti ostinati della civiltà

è scomparso il sapone dalle toilette

e gli occhiali da sole coprono orbite vuote

bruciate dall’accecante luce della bomba

non si  va più in spiaggia

il sole fa paura come il bagliore atomico

non mi serve più essere bello

non ci sono occhi per guardarmi

nessuno può farmi sparire

grida l’indomabile  coraggioso

il cuore delle donne soffre di più

se sono madri

i loro ventri

non regaleranno più una famiglia al genere umano

la morte dice: Finalmente comando io. 
Salvatore Iervolino ©

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