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domenica 20 novembre 2016
Riguardo
ai “quadri di Castevecchio” trafugati un anno fa si apprende che si è messa in moto la macchina giudiziaria,
l’avvio lascia prevedere, come al
solito, che molta carta bollata passerà sotto i ponti senza alcun risultato
concreto. E’ prevedibile che nessuno degli autori della rapina “milionaria”
andrà mai in galera e l’annunciata richiesta di danni milionari non sarà mai
soddisfatta da alcuno, intanto neppure le tele tornano a casa. La storia di
questo paese si arricchirà di un’altra vicenda di inconcludenza, velleitarismo,
inefficienza ed incapacità del sistema a produrre azioni e non parole. Il
valore dei quadri intanto sembra essere lievitato a 17 milioni di euro dalla
valutazione di 252milaeuro posta a base
della polizza di assicurazione con la società Cattolica. Il furto almeno ha
prodotto questo risultato positivo, il valore delle opere di cui il Comune di Verona potrà potenzialmente
arricchirsi è cresciuto da 250mila a 17 milioni. Se consideriamo che uno squalo
tigre di 4 metri, messo in una vasca di formaldeide, dell’artista contemporaneo
inglese Damien Hirst è stato pagato 12 milioni di dollari la valutazione dei
“quadri di Castelvecchio” è ancora fatta
al ribasso, considerata la rarità e qualità di queste opere, rispetto
all’abbondanza di squali tigre nei mari oceanici. Ma come disse il critico
d’arte Hughes Robert, “…un prezzo equo è quello più alto che un collezionista
può essere indotto a pagare”. Ora chi collezionista può essere indotto a
comprare i “quadri di Castelvecchio” ? Nessuno. I quadri non sono più neppure nella disponibilità del Comune di
Verona e, probabilmente, non lo saranno mai
più. Il loro valore di mercato quindi è pari allo zero. La soluzione alla
vicenda va ricercata, quindi, non nell'intraprendere una battaglia per
riportare a casa le opere trafugate ma nel proclama futurista che, per primo al
mondo, fu dato alle stampe proprio a Verona sulle pagine del suo quotidiano
“L’Arena” il 9 e 10 febbraio 1909 da F-T. Marinetti, con 11 giorni d’anticipo
rispetto a Le Figaro di Parigi. Orbene
il furto di Castelvecchio va visto come
un segno provvidenziale per attuare finalmente gli intenti annunciati nel
Manifesto del Futurismo che furono lanciati per la prima volta al mondo proprio
da Verona e che al punto 10 proclama: Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche,
le accademie d'ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e
contro ogni viltà opportunistica e utilitaria.
Orbene quale occasione migliore potrà mai
ripresentarsi di quella che è capitata a
Verona con il furto di Castevecchio per iniziare da questa città a “ distruggere i musei” per
concentrare le nostre energie sul futuro senza guardarci più indietro: Noi siamo sul
promontorio estremo dei secoli!... Perché dovremmo guardarci alle spalle, se
vogliamo sfondare le misteriose porte dell'impossibile? Il Tempo e lo Spazio
morirono ieri. Noi viviamo già nell'assoluto, poiché abbiamo già creata
l'eterna velocità onnipresente. Lasciamo, quindi, i quadri al loro
destino e procuriamoci uno squalo dell’Adige da 8 metri e mettiamolo in una
vasca di grappa di Amarone per la gioia dei visitatori pronti a varcare le misteriose porte dell’impossibile.
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