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lunedì 4 gennaio 2016

IL PONTE DELLE SPIE, un ponte verso il passato, un tuffo indietro in un tempo che molti di noi hanno vissuto. Il protagonista è un avvocato e non potevo non andare a vedere il collega all'opera.
 

E' ambientato nel 1957. Avevo sette anni. Ho vaghi ricordi della "Guerra fredda" ma la ricordo. In casa sentivo discorsi sugli esperimenti nucleari, prove di scoppio di bombe atomiche. Nell'aria si diceva vi fossero sparsi residui radioattivi. La cacciagione di piuma poteva risultare contaminata. Vengo da una famiglia di cacciatori. D'inverno la preda più ambita era la regina del bosco, la beccaccia. Poteva risultare contaminata dalla radioattività nucleare liberata nell'aria dagli esperimenti atomici di sovietici e amerikani. Un'atmosfera cupa ammantava i freddi inverni della "Guerra fredda". La visione del film mi ha risvegliato negli archivi della memoria  quegli anni. Questo effetto viene prodotto nella nostra mente da un'opera d'arte soltanto quando questa ha raggiunto la capacità di parlarci al di là dei sensi, supera la cittadella di carne della nostra mente e tocca lo spirito. Spilberg raggiunge in questo film la creazione dell'opera d'arte. Fotografia e ambientazione, ricostruzione dell'ambiente dettagliata e precisa, storicamente esatta e corrispondente al periodo, si viene trasportati indietro nel tempo e si è lì in mezzo all'azione cinematografica, quando si prova questo è vero cinema.   


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