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martedì 27 giugno 2017


Un ristorante per cannibali



( 20 maggio 2017)



La pioggia ha bagnato i frutti del gelso

L’acqua siderale si mescola al dolce della polpa

 Raccolgo i frutti più scuri tra i rami pieni

come rosari di gemme rosse

Quelle nere e scure mature

le porto alla bocca

È lo stesso gesto dell’uomo paleolitico raccoglitore

Dopo trentamila anni ripeto le stesse azioni

 il sapore della pioggia è cambiato

Il sale delle stelle

è viscido di idrocarburi

Le bighe di Ben Hur trainate da cavalli bianchi

Corrono nel Circo Massimo con i rostri taglienti

Fissati nel mozzo delle ruote

A falciare  zampe e gambe

Gli antichi romani si divertivano così

Non avevano inventato ancora il pallone

Non c’era la Juventus, il Napoli, la Roma 

ed un ombrello è posato sul tavolo operatorio

Trovami una pepita d’oro per fumarla nella pipa

Accorrono disordinatamente i bimbi negri

a contendersi le caramelle

Si spintonano

si spingono

strillano

qualcuno resta senza caramelle

Altri ne hanno le mani piene

i bimbi asiatici si mettono in fila

Silenziosi e composti

aspettano il loro turno

Capisci così la differenza

Tra educati all’ordine e prosperità

Tra inselvatichiti

e carestia epidemia e stragi

Sul tavolo operatorio

hanno poggiato un vassoio di sushi e tre uova

È un ristorante per cannibali

Non si butta via niente

Gli organi vengono recuperati per i trapianti

Dopo l’estinzione degli animali

Ci si ciba di esseri umani

Il partito animalista ha la maggioranza assoluta

È il pianeta delle scimmie

Sul tavolo operatorio sezionano il silenzio

Ne fanno bocconi

E le signore nude

Acquistano un’oscena dignitosa grandezza

Le vecchie più che le giovani

Hanno i cassetti pieni calze di lana

nell’intimità delle mura domestiche

si lasciano andare alle debolezze dei comuni mortali

i vegetariani, i vegani,

i ricchi vogliono prelibate pietanze

di carne umana

il cuore degli uomini non soffre più

grazie, mamma

regalatevi una famiglia

ce ne sono in vendita per tutte le tasche

producono figli buoni da mangiare

ci sono bambini messi al mondo

per farne porchette

da genitori fragili

abbandonati da mamme crollate sotto il peso

della responsabilità

sono figli rimasti senza nessuno

vengono affidati ai cuochi

li trasformano in piccole meraviglie

hanno sorpreso molti

ma non chi sa bene che

per farsi un bambino a cena

bisogna conquistarsi un posto a tavola

si fa una gara a sorte

ci sono giudici severi

chi perde finisce cucinato come contorno

è una rivoluzione

che fa giustizia dell’avidità

si può mangiare o essere mangiati

c’è il brivido

stimola l’appetito

scegli a chi vuoi dire

ti voglio bene

con un invito a cena di carne umana

non ci sono buoni propositi

il voler bene viene punito

alla festa del male

ho fatto il pasticciere

mettendo insieme tanti ingredienti

e tanti gusti

impagabile emozione sentirsi dire

è dolce

come la carne umana

alla fine arriva il conto

c’è un prima

c’è un dopo

bisogna lasciare un figlio alla cassa

che non sia malato

come noi

anche preso in prestito

o comprato al mercato

il diavolo cambia pelle

ma non il vizio

è la star di copertina

il fuoco dei fornelli è suo

e ti aspetta

per la prossima cena

il menù non cambia

carne umana

per tutte le fiamme

e le anime bruciano come paglia

sul tavolo operatorio c’è la primavera

ed una macchina per cucire

vestiti di pelle umana

lungo e corto

largo e stretto

con e senza maniche

a tinte forti

per scimmie nude

una vasta gamma di strisce depilatorie

con effetto sorpresa

total black

c’è black out in sala

nessuno esce vivo

da questo ristorante

per cannibali

è la regola del mondo. 
Salvatore Iervolino ©   

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