L’alba
d’oro
(20/5/2017)
Alba
d’oro
Rutilante
di ali d’angelo
Battaglie
incruente e scherzose di cherubini
Con
frecce di piume
Scoccate
con archi dalle corde di violino
Intrecciate
a zampilli di fontane di miele
E stille
trasformate in stelle
Chiare
si dissolvono nella luce del giorno
Il sole
scuote i suoi capelli di cristallo sfavillanti
Carezzati
da fate
Sprigionano
magie
Tante
quante ne contiene
La borsa
di Aladino
Sul
tappeto volante verso le mille e una notte
Dei racconti
d’Oriente
È tuo
l’Oriente, o’ sole
Porgimi
il piatto d’oro
Col cibo
della vita
Per
questo giorno
Distillato
dal sangue di chimera
La
trafiggo con la spada della mia penna
Sono il
cavaliere errante dei miei giorni
O’ dolce
luna, dietro il velo del giorno
Quando
ti vestirà la notte
apparirai
nuda e splendente
dello
sguardo del sole
che oggi
guarda me
illumina il cammino del cavaliere errante
dei miei
giorni corona di spine
sulla
mia fronte madida
del
sudore del poeta
simile
al sangue di drago
strappo
le visioni al mondo vorticante
le rendo
di pietra
col mio
sguardo di medusa
il nulla
e il tutto
si
combattono
nell’eterna
lotta della creazione
oh! Tu,
abisso,
che ti
riempi dei versi non scritti
restituiscimi
le parole vitali
sorgono
come guerrieri
dalla
foresta dei simboli
combattono
contro gli oscuri demoni
dei
passi perduti
dove i
numeri si ricompongono
a
formare la cifra che misura l’infinito
e si
cancellano come scritti sulla sabbia
delle
clessidre assetate
vuote di
tempo
di cui
mi lasci le briciole
di
queste mi nutro
col
becco della fenice
paziente
ed affamato
aspetto
di addentare il boccone intero
della
vita
quello
che sfama e sazia
portato
sul piatto d’oro
di
questo giorno nascente
ti
invoco
non
lasciarmi con la bocca piena
della
sabbia del tempo perduto
sia
questa la mia alba d’oro
quella
che mi cinge
come
aureola
nel
trionfo contro l’inutile nemico
dono a
chi persiste
nella
fede del proprio destino d’uomo
a gloria
delle promesse
fatte e
ricevute sul fonte battesimale
e se di
briciole di tempo
devo
nutrirmi
per
crescere nell’umiltà
accetto
di avere le ali dell’umile passero
e mi
poso sulla mano del fraticello Francesco
e solo
nel sogno
mi vedo
come aquila che mai si posa
per
assenza di vette
e si
consuma come fenice
nelle
fiamme del sole
e sua cenere raccolgo su queste pagine
a
formare parole
da cui
rinasco ogni giorno
e mi
accompagno a Dio
per il
giorno di salvezza
mai
cancellato dalla notte.
Salvatore Iervolino ©
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