Il meccanismo della creazione poetica: la mente quantica
LA
POESIA E’ IL PRODOTTO DELLA MENTE SUBCONSCIA
Il poeta attinge
al “subconscio” per la creazione poetica. Il subconscio può elaborare venti
milioni di informazioni al secondo, contro le appena quaranta della mente
conscia. La mente del poeta deve essere capace di attingere al subconscio per
la creazione artistica ed il controllo razionale delle informazioni serve
soltanto a dare forma a quanto appreso e ricevuto dal subconscio. Possiamo,
quindi, dire che il poeta usa la mente per mettersi in contatto con il
subconscio e usa la mente allo stato conscio per organizzare le informazioni
attinte dal subconscio in forma di linguaggio intellegibile adatto alla
comunicazione.
Il mezzo
influenza il risultato e condiziona il fine. In questo numero pubblichiamo
alcune poesie ispirate alla “meccanica quantistica”, scritte applicando istintivamente principi
“quantistici”, ad essi siamo arrivati senza consapevolezza razionale per pura
ispirazione. Riporto
un’annotazione del mio diario, in data 11 marzo 1978, mi conferma la convinzione che quella di
essere un poeta è un destino segnato, a cui non si può sfuggire: Tutto è
innato. Tutto è scritto nelle nostre cellule, in esse è il seme del nostro
destino, intorno a noi e dentro di noi è il presente e il futuro e il passato
come cenere odorosa di ciò che è stato consumato. A chi sa leggere in sé e
fuori di sé ogni cosa è rivelata. Oggi aggiungo che per “leggere in sé e
fuori di sé” è necessario avere e sviluppare l’ <<intuizione>>,
cioè la capacità di mettersi in contatto con il proprio subconscio, per creare
la “realtà poetica”.
Il poeta
lavora con l’intuizione, questa facoltà è il motore della creazione e permette
la connessione con il campo empatico olistico, crea la rete di connessione tra
i simboli e tra il mondo simbolico e il mondo trascendente e consente di
navigare nel mare di possibilità creative intravisto dalla meccanica
quantistica. Secondo l’interpretazione a <<molti mondi>> della
meccanica quantistica, nel paradosso del “gatto di Schrödinger ” quando si apre
la scatola, in cui si trova il gatto, si creano due mondi paralleli, uno in cui
il gatto è vivo e un altro in cui il gatto è morto. L’interpretazione a “molti mondi” invece introduce l’idea che una misurazione o
una osservazione abbia come conseguenza la divisione della nostra realtà in
molti mondi, in cui diversi risultati sono possibili. Il poeta agisce “quantisticamente” dal momento
che la sua “osservazione” del mondo attraverso il suo mondo “interiore” divide la realtà in “molti mondi” che riduce ad unità nella visione poetica.
Al
momento dell’osservazione, a seguito dell’interazione tra i sensi
dell’osservatore e il sistema misurato, lo stato globale si divide in numerosi
“mondi”, uno ciascuno per ogni risultato della misura. Il principio di
simultaneità dimensionali, stabilisce che : due o più oggetti fisici, realtà,
percezione e oggetti non fisici, possono coesistere nello stesso
spazio-tempo. Questo principio ha una corrispondenza con la teoria
dell’interpretazione di “più mondi”, IMM
e la teoria del Multiverso di livello III.
L’atto
di osservare ha il potere di modificare la natura della realtà. L’osservazione è un processo che modifica
sempre glòi stati dei sistemi misurati, per cui i sistemi osservati più gli
osservatori evolvono insieme secondo leggi deterministiche che stabiliscono
come sono fatti i “singoli mondi” con i loro possibili risultati , e come è
strutturata la totalità di essi: l’UNIVERSO. Il principio di sovrapposizione e
il paradosso del “gatto di Schrödinger” forniscono spiegazioni possibili.
Secondo l’<<interpretazione a molti mondi>> ogni evento è un punto
di diramazione per l’intero Universo.
Il
paradosso dell’amico di Wigner è un esperimento mentale col quale introdurre il
<< problema mente-corpo>> in meccanica quantistica. Al “problema”
offriamo la nostra soluzione “ poetica”.
E’ importante avere cognizione di alcune
nozioni circa la “realtà esterna” e la “percezione” di essa, il rapporto tra
l’osservatore individuale ed i “molti mondi” interni ed esterni; il
“linguaggio” e la “rappresentazione” di quanto percepito. A tal fine suggeriamo
la lettura di alcuni estratti riguardanti i temi, sopra indicati, ricavati da
“Wikipedia – L’enciclopedia libera”.
Berkeley aveva sostenuto secoli prima
che la causa di tutte le nostre percezioni non fosse una realtà materiale
esterna, ma una volontà o spirito, che egli identificava con il Dio cristiano;
come il sogno è generato dalla nostra mente, l'universo è una sorta di sogno
collettivo suscitato da Dio nelle nostre anime. Nell'interpretazione alla Berkeley la realtà fisica non è considerata
come qualcosa di esistente oggettivamente in sé e per sé, ma solo come una
teoria matematica esistente come concetto nella mente di Dio e proiettata da
Dio nelle nostre menti attraverso le immagini sensoriali che percepiamo; dunque
tanto la funzione d'onda quanto il suo collasso, sono reali solo in quanto
rappresentano le modalità con cui Dio concepisce l'universo e suscita in noi le
nostre impressioni sensoriali. Questa interpretazione non ha alcun supporto
scientifico dunque è intrinsecamente metafisica. ( da Wikipedia)
L' <<interpretazione a molte menti>> della meccanica
quantistica estende l'interpretazione a molti mondi, proponendo che la
distinzione tra i mondi debba essere compiuta al livello della mente di un osservatore individuale. ( da Wikipedia)
La logica proposizionale (o enunciativa)
è un linguaggio formale con una semplice struttura
sintattica, basata fondamentalmente su proposizioni elementari (atomi) e
su connettivi logici di tipo vero-funzionale, che restituiscono il valore di verità di una proposizione in base al valore di verità delle proposizioni
connesse (solitamente noti come AND, OR, NOT...). La semantica della logica proposizionale definisce il significato
dei simboli e di qualsiasi proposizione che rispetti le regole sintattiche del
linguaggio, basandosi sui valori di verità associati agli atomi. Data una
interpretazione (o modello) di una proposizione (in generale di un insieme di
proposizioni), e cioè una associazione tra le proposizioni elementari e le realtà
rappresentate, possiamo generare un insieme infinito di proposizioni con
significato definito che riguardino quella realtà. Ciascuna proposizione si
riferisce quindi a uno o più oggetti della realtà rappresentata (anche
astratta, ovviamente) e permette di descrivere o ragionare su quell'oggetto, utilizzando i due soli valori
"Vero" e "Falso". ( da Wikipedia)
L'idea alla base della meccanica quantistica relazionale,
seguendo la linea tracciata dalla relatività ristretta, è che differenti osservatori potrebbero dare differenti descrizioni
della stessa serie di eventi: ad esempio, ad un osservatore in un dato punto
nel tempo, un sistema può apparire in un singolo autostato, la cui funzione
d'onda è collassata, mentre per un altro osservatore,
allo stesso tempo, il sistema potrebbe trovarsi in una sovrapposizione di due o
più stati. Di conseguenza, se la meccanica quantistica deve essere una teoria
completa, l'interpretazione relazionale sostiene che il concetto di stato non sia dato dal sistema
osservato in sé, ma dalla relazione tra il sistema e il suo osservatore (o i
suoi osservatori). ( da Wikipedia )
Il vettore di stato della meccanica
quantistica convenzionale diventa quindi una descrizione della correlazione di
alcuni gradi di libertà
nell'osservatore rispetto al sistema osservato. Ad ogni modo, questa
interpretazione sostiene che ciò vada applicato a tutti gli oggetti fisici, che
siano o meno coscienti o macroscopici. Ogni evento di misura è definito
semplicemente come una normale interazione fisica, ovvero l'instaurazione del
tipo di relazione descritto prima. Il significato fisico della teoria non
riguarda quindi gli oggetti in sé, ma le relazioni tra di essi. ( da Wikipedia)
LA
NOSTRA PRODUZIONE POETICA va interpretata in base ai principi della “meccanica
quantistica”. La nostra creazione
artistica si connota per un approccio “quantistico” che è diventato via
via, nel tempo, sistema sempre più
consapevole per esplorare i “nostri
mondi” fino a diventare “metodo”. Dalì allorché dichiarava di utilizzare il “metodo paranoico-critico” probabilmente non era consapevole che il suo
“metodo” non era altro che “quantistico” ed il “paranoico-critico” era solo il
modo con cui selezionava i “mondi” che si generavano dal suo contatto con la
realtà. Se dovessimo definire il nostro, esso si definisce come “ metodo quantistico-trascendentale”.
Poeta palesemente
“quantico” è stato Dylan Thomas: …Uno dei
metodi usati dai surrealisti nelle loro poesie, - egli scrive- era quello di
giustapporre parole d immagini che non avevano alcuna relazione razionale; da
ciò speravano di raggiungere una sorta di poesia subconscia o onirica, che
sarebbe stata più fedele al mondo immaginoso della mente, in gran parte
sommerso, della poesia che fa assegnamento sulle relazioni logiche e razionali
di idee, oggetti e immagini. Questo è,
rozzamente, il credo dei surrealisti, dal quale profondamente dissento. Non
m’interessa da dove le immagini di una poesia siano prese; puoi trarle dal più
profondo mare dell’io nascosto; ma prima di raggiungere la carta, esse devono
passare attraverso tutti i processi dell’intelletto. Per i surrealisti, il caos
è la “forma e l’ordine”, essendo convinti che qualsiasi cosa uscita dal loro
subconscio e messa sulla carta abbia qualche valore o interesse: io nego,
questo>>. Una delle arti del poeta, continua Thomas, è rendere
comprensibile e articolato ciò che può emergere dalle sorgenti subconscie; uno
dei maggiori e principali usi dell’intelletto è selezionare dalla massa informe
del subconscio le immagini che più si adatteranno al suo scopo creativo, che è
unicamente quello di scrivere la migliore poesia possibile. Per raggiungere
questo scopo, egli afferma, è lecito usare qualsiasi accorgimento offerto dalla
lingua: <<io uso qualsiasi
espediente perché le mie poesie funzionino e procedano nella direzione voluta:
vecchi e nuovi trucchi, giochi di parole, composti ibridi, paradosso,
allusione, paronomasia, catacresi, slang, rime di assonanze e rime di vocali,
ritmo proiettivo…La torsione e il travisamento delle parole, le invenzioni e le
trovate, fanno parte del piacere che è parte del penoso, volontario lavoro del
poeta>> ….<<Esiste sempre l’unica parola giusta, occorre
servirsene, nono stante le sue associazioni sconce o semplicemente comiche. Fa
parte del compito di un poeta prendere
una parola corrotta e prostituita ed eliminare le rughe della sua dissipazione,
e rimetterla sul mercato, fresca e vergine. L’artista non ha che un limite: il
limite della forma…( dall’”Introduzione” di Ariodante Marianni a “Poesie e racconti” di Dylan Thomas – 1996
– Giulio Einaudi Editore s.p.a. – Torino)
Tenuto conto di quanto fin qui detto,
proponiamo alla lettura alcune nostre composizioni poetiche, scritte a
partire dal 1965 ad oggi. E’ possibile
osservare il progressivo ampliamento dei “mondi”, l’evoluzione delle loro
interconnessioni e le descrizioni ed interpretazioni poetiche che ne
scaturiscono.
<<Al tramonto>>, la mia prima poesia, fu scritta all’età di 15 anni, nel 1965. La
vocazione poetica è stata una costante della mia vita. Ho subito, da sempre, il
fascino delle parole, la presenza interiore dello spirito poetico ad ispirare i
miei pensieri, un compagno, a volte, un demone, altre volte, un angelo. Fonte
di ispirazione primaria è stata la “donna”, la presenza femminile, un mistero
da svelare, rimasto non svelato. Fu, infatti, una donna ad ispirare questa mia
prima poesia, Fedora, la promessa sposa di mio zio Pietro con cui venne da
Pistoia a trascorrere le vacanze a Palma Campania, per conoscere i parenti dello
sposo in vista del matrimonio. Una bella donna, bruna, alta, dalle labbra
carnose e sensuali, aveva la grazia raffinata delle donne toscane, una voce
musicale. Conoscevo già la storia d’amore di Dante e Beatrice. Ora vedevo una
donna toscana dal vero, dal mondo della fantasia era venuta in quello reale,
questo bastò a suscitare l’ispirazione. Per un maschio del Sud la donna del
Nord è un’attrazione ancestrale, è la “straniera”, suscita il fascino della
preda, della “donna bianca” nell’uomo orientale, quale mi ritengo, è il
gioiello dell’harem. A quindici anni, sentivo già tutti i richiami e le
pulsioni sessuali dell’uomo. Era l’estate del 1965, abitavo nella casa di mia
madre in Vico Parrocchia n°1 a Palma Campania, una casa vecchia ma comoda come
un vecchio paio di scarpe, è stata la mia casa del cuore, con ampi spazi,
camere dagli alti soffitti, costruita come un’abitazione della dissepolta
Pompei romana, con una grande terrazza che
dava su un giardino interno di aranci e piante da frutto assortite, palme e
vialetti di siepi di bosso che portavano in un gazebo coperto da una pianta
rampicante, la muehlenbeckia, al centro svettava una palma altissima. Ho ancora
nella memoria l’immagine di quel pomeriggio mentre scrivevo la poesia in un
quadernetto, che conservo ancora, seduto sui gradini della terrazza.
Vedo il tempo
bruciare in un tripode come incenso.
Ama, mi disse, ed
il mondo sarà tuo.
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Appunti: Alleggerire la parola del suo valore logico fino a farne pura
immaginazione, puro suono, e affermare una più libera e raffinata espressione,
capace di suscitare più sottili sensazioni, più complesse emozioni, di
richiamare zone di sensibilità ancora inesplorate.
AL TRAMONTO
(1965)
Il sole
tramonta all’orizzonte
Un
colore caldo ti bacia la fronte
Il
cielo si colora di vermiglio
La tua
anima è più candida di un giglio
Nell’aria
si spande un allegro cinguettio
Nei tuoi occhi c’è l’immagine di un
dio.
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